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Proviamo a Cambiare il Mondo Facendo la Spesa - Thursday, December 13, 2007
La proposta dei Gruppi di
acquisto solidale ha sempre maggior seguito, la spesa "intelligente"
che sceglie la solidarietà
Cambiare il mondo facendo la
spesa. Questo è l’obiettivo con cui nel 1994 nasce il primo
"Gruppo di Acquisto Solidale" (GAS), che dà il via ad un’esperienza
destinata a svilupparsi e ad espandersi, tanto che oggi in Italia i gruppi
censiti sono ben 170.
Questi gruppi nascono nella vita comune di ogni giorno, da un gruppo di amici o
da un semplice passaparola e poi, grazie anche all’aiuto dei GAS già affermati,
possono diventare delle organizzazioni stabili ed espandersi.
Fare parte di un GAS significa, prima di tutto, tornare attivamente
protagonisti della propria spesa, senza delegare le scelte a nessuno e ponendo
la solidarietà come regola di appartenenza al gruppo e come criterio nella
scelta dei prodotti.
Solidarietà nei confronti dei produttori, dell’ambiente, dei popoli del Sud del
mondo e di tutti coloro che subiscono le conseguenze inique dell’attuale
modello di sviluppo. Infatti il GAS rappresenta proprio uno strumento di
contrasto alle logiche del consumismo e vuole presentarsi come un’alternativa
concreta al sistema di relazioni umane tipiche della società capitalista,
troppo spesso ambigua ed eticamente scorretta.
Per quanto riguarda la selezione dei prodotti e dei produttori, ogni GAS
riconosce un Documento di Base in cui sono definiti i criteri generali a cui
orientare la scelta, proponendo una determinata scala di valori, che varia da
gruppo a gruppo.
I criteri più comuni orientano la scelta verso prodotti biologici, locali,
realizzati in condizioni di lavoro dignitose, da cooperative sociali o da chi
lavora con persone svantaggiate, e oggi i GAS cercano anche di allargarsi a
settori nuovi (tessile, telefonia, Internet, distribuzione, turismo), che
possano affiancarsi a quelli ormai già affermati (finanza etica, commercio equo
e solidale).
In genere i prodotti vengono forniti da piccoli produttori che hanno difficoltà
a trovare un mercato di sbocco e con cui è più facile creare un contatto
diretto che consenta di ottenere tutte le informazioni e le garanzie necessarie
sul processo produttivo.
Tuttavia spesso gli obiettivi posti non sono facilmente conciliabili tra loro
in un’attività concreta, e per questo è fondamentale per ogni GAS effettuare le
proprie scelte cercando di limitare gli effetti negativi il più possibile. In
che modo?
Con un continuo ragionamento, che mantenga sempre il carattere di
"laboratorio di partecipazione e pensiero critico" del gruppo.
Dunque il GAS è una forma di consumo consapevole che vuole superare la
mentalità del consumismo attraverso l’applicazione di principi solidali anche
in campo economico, riportando l’economia ad un rapporto diretto tra produttori
e consumatori, creando circuiti che possano dare rifugio a chi si trova espulso
dalle regole della spregiudicata concorrenza nell’anonimato mondiale.
Per saperne di più potete contattare il Comitato Castelcrescente tramite mail, oppure tramite tel. 3357270162
[Fonte:
Messaggero Veneto - www.greenplanet.net - 17/05/2006]
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Il Cohousing
Il cohousing non è un utopia ma l’esperienza quotidiana di
migliaia di persone in tutto il mondo che hanno scelto di vivere in una
comunità residenziale a servizi condivisi.
Il cohousing nasce in Scandinavia negli anni 60, ed è a oggi diffuso
specialmente in Danimarca, Svezia, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Canada,
Australia, Giappone.
Le comunità di cohousing combinano l’autonomia dell’abitazione privata con i
vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi (micronidi, laboratori per il
fai da te, auto in comune, palestre, stanze per gli ospiti, orti e giardini...)
con benefici dal punto di vista sia sociale che ambientale.
Tipicamente consistono in un insediamento di 20-40 unità abitative, per
famiglie e single, che si sono scelti tra loro e hanno deciso di vivere come
una “comunità di vicinato” per poi dar vita – attraverso un processo di
progettazione partecipata - alla realizzazione di un ‘villaggio’ dove
coesistono spazi privati (la propria abitazione) e spazi comuni (i servizi condivisi).
La progettazione partecipata riguarda sia il progetto edilizio vero e proprio –
dove il design stesso facilita i contatti e le relazioni sociali – sia il
progetto di comunità: cosa e come condividere, come gestire i servizi e gli
spazi comuni.
Le motivazioni che portano alla coresidenza sono l’aspirazione a ritrovare
dimensioni perdute di socialità, di aiuto reciproco e di buon vicinato e
contemporaneamente il desiderio di ridurre la complessità della vita, dello
stress e dei costi di gestione delle attività quotidiane.
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