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Riflessioni sulla ricerca in campo energetico
di Massimo Serafini
www.greenreport.it
ROMA. Molto spesso noi sostenitori delle fonti rinnovabili
concediamo troppo spazio e quindi troppe risorse pubbliche alla ricerca sul
nucleare. Come opporsi al finanziamento di studi per scoprire come eliminare le
scorie radioattive che il nucleare produce o a quelli per far conquistare alla
tecnologia la sua sicurezza? Non parliamo poi della fusione nucleare, dove per
paura di apparire poco fiduciosi nella scienza, accettiamo da tanti anni che la
ricerca su come “riprodurre il sole sulla terra” assorba cospicui
finanziamenti, senza peraltro arrivare a risultati apprezzabili. Commettiamo un
doppio errore di subalternità a due tesi che rappresentano l’estrema trincea
contro le rinnovabili di petrolieri e nuclearisti: la prima non avara di
apprezzamenti per le energie alternative, purché però restino confinate nel
recinto delle fonti integrative, non autosufficienti quindi a garantire
l’energia ad una società moderna ed industriale; la seconda è l’aspettativa,
creata ad arte, per cui la ricerca prima o poi darà all’umanità una fonte
energetica inesauribile.
Non è il momento di emanciparci da questa subalternità che, in questo paese, ha
di fatto bloccato la crescita delle rinnovabili e la ricerca su di esse per
migliorarne i rendimenti? E’ paradossale che le uniche informazioni che i
giornali forniscono su questi temi siano sui progressi della fusione o sulle
presunte certezze del confinamento della CO2 che permetterà di usare il
carbone, fino alle idiozie di presentare l’idrogeno come una fonte di energia e
non come uno dei vettori. Salvo il Manifesto, nessun giornale ha ricordato il
“Kite Wind generator”, un progetto italiano per lo sviluppo di un nuovo tipo di
centrale eolica (di cui greenreport ha già dato notizia nel 2006, ma di cui si
parla dal 2005 anche su grandi quotidiani per poi cadere nell’oblio e ritornare
di nuovo in auge…). Si tratta di un aerogeneratore composto da una enorme ruota
orizzontale a raggi, del diametro 500-1000metri, mossa dal vento tramite una
serie di grandi aquiloni manovrabili collegati tramite funi alle estremità dei
raggi della ruota e che, volando a 500-800metri di altezza, sfruttano il vento
di alta quota.
Si tratta ovviamente di aquiloni con tecnologia avanzata e con profilo alare
sviluppato dalla NASA, simili a quelli usati dai kite-surf, le moderne tavole a
vela mosse da un aquilone, e che permettono di andare sia nella direzione del
vento che contro vento come fanno le barche a vela. Ogni aquilone di potenza è
manovrato automaticamente tramite una coppia di funi, che ne controllano il
movimento, in modo da compiere un movimento circolare che in tal modo
trascinano e fanno girare la grande ruota che a sua volta aziona un generatore
che produce elettricità. Secondo l’ideatore del progetto, Massimo Ippolito, la
potenza erogata da un aerogeneratore del genere potrebbe essere paragonabile a
quella prodotta da una media centrale nucleare.
Il progetto decisamente innovativo è stato ammesso a ricevere un finanziamento
pubblico di 15 milioni di euro. La modestia della cifra stanziata stimola una
domanda: gli studi per il reattore di quarta o quinta generazione che dovrebbe
produrre nella media centrale nucleare la stessa quantità di energia elettrica
degli aquiloni, quante risorse assorbe? Miliardi di euro. Perché tanta
differenza? Perché le fonti fossili e nucleari sono facilmente monopolizzabili
e quindi in grado di coagulare grandi interessi economici, mentre al contrario
il solare e l’eolico sono presenti ovunque e possono essere sfruttate da
chiunque: ragioni di potere, che dovremmo smettere di confondere con la scienza
e la ricerca.
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Dai Caraibi al mondo
La Jatropha Curcas E’ una delle oltre 170 varietà della pianta jatropha, della famiglia delle Euforbiacee. Originaria dei Caraibi, è stata diffusa in Africa e in Asia dai commercianti portoghesi, che la usavano come recinzione naturale. Eccellente biodisel Spremendo i semi di jatropha, si ricava un olio che - dopo un semplice filtraggio - può essere usato nei motori diesel come biocarburante, con un impatto zero in termini di emissioni di anidride carbonica. La resa per ettaro coltivato è di quattro volte superiore a quella della soia e di dieci volte maggiore del mais: un ettaro di Jatropha può produrre fino a 1.900 litri di carburante. Una speranza per l'Africa La Jatropha ha una vita fra i 40 e i 50 anni. Ha bisogno di pochissima acqua per crescere e prosperare (sopravvive a due anni di siccità) e, come se non bastasse, è in grado di fertilizzare il terreno e quindi di combattere la desertificazione.
India avanti a tutti: Pochi mesi fa, l'India ha incluso la Jatropha nel piano - varato lo scorso anno - per raggiungere l'indipendenza energetica entro il 2012. Lo Stato del Chhattisgarh, ad esempio, ha appena deciso di piantare 160 milioni di esemplari. E il Madhya Pradesh ha riservato 2 mila ettari alla coltivazione della Jatropha Curcas.
Proprietà mediche. La Jatropha contiene anche la "jatrophina", che si ritiene avere proprietà anti-tumorali.La pianta, è velenosa, ma fa miracoli, i semi hanno un contenuto di olio che si avvicina a140% e che promette di diventare un valido sostituto del gasolio nei motori diesel (che però hanno bisogno di una piccola modifica).
Una spremuta di carburante: una spremitrice semplice manuale dei semi della Jatropha può bastare a produrre alcuni litri al giorno di olio combustibile. La Kakute ne ha già distribuite circa 400 esemplari nella sola Tanzania e ha contribuito all'economia di molti villaggi. La luce che non fuma (e non inquina) Per l'illuminazione la Jatropha è una manna: brucia senza fare fumo e profuma addirittura. Dal punto di vista delle emissioni-serra, la Jatropha può essere considerata carbon-neutral: durante la combustione emette quantità irrisorie di anidride carbonica, peraltro tolta dall'atmosfera dalla pianta, durante il ciclo di fotosintesi clorofilliana. Fertilizzanti, saponi e gas per cucinare La Jatropha Curcas è un fertilizzante naturale: le sue foglie decidue arricchiscono il suolo e difendono dalla desertificazione (la pianta cresce anche in condizioni di scarse precipitazioni ed è capace di sopravvivere tranquillamente a due anni di siccità). Con i residui della spremitura, si può ottenere un eccellente fertilizzante semplicemente aggiungendo dell'acqua. E se questa reazione chimica viene effettuata in un recipiente chiuso, se ne ricava naturalmente del metano che può essere utilizzato per cucinare. Inoltre, se compressi, i residui della spremitura sono di per sé un eccellente combustibile per la cucina o per alimentare una stufa. Nei villaggi, le donne ricavano dalla pianta anche del sapone, che possono commerciare.
Di Marco Magrini (m.magrinilsole24ore.com) da Il Sole-24 Ore di sabato 31 marzo 2007 – N. 89 ..
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Nel nostro futuro le Rinnovabili
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“Le Carte in regola delle rinnovabili per il nostro futuro energetico”
Nessuna tecnologia Rinnovabile va marginalizzata
Bisogna confutare ogni disinformazione sulle energie pulite.
Sul Corriere della Sera dell’11 Gennaio scorso un articolo riportava il seguente pensiero del Prof.Rubbia: “ Tra le alternative praticabili c’è da considerare soltanto il solare termodinamico[…].Lasciamo perdere l’eolico e il fotovoltaico che resteranno sempre marginali”. Contrariamente a quanto affermato dal nostro premio Nobel, riteniamo che oggi sia invece fondamentale sostenere tutte le fonti energetiche rinnovabili, evitando di screditarne alcune per farne emergere altre. Continuiamo a registrare da più parti ( giornali, politica, istituzioni) posizioni (lobbystiche?) intente a marginalizzare il ruolo delle rinnovabili. In Italia e nel mondo le energie pulite e un nuovo sistema energetico più sostenibile si trovano oggi in una sorte di guado; Per uscire da questa inerzia non è più il tempo di usare il fioretto, ma servono posizioni forti e scelte drastiche. Soprattutto alla luce del drammatico messaggio contenuto nel 4° rapporto dell’IPPC (”i cambiamenti climatici sono in accelerazione e si rischia di entrare in un punto di non ritorno”), non possiamo pensare ad un futuro energetico basato sul carbone, su altre fonti fossili ( o anche alla velleitaria sequestration della CO2 e sul nucleare, l’ultima spiaggia per i detrattori delle rinnovabili. Sul Giornale del !) Gennaio un articolo del solito Franco Battaglia, mentre riportava numeri errati sui costi del fotovoltaico, sosteneva invece a spada tratta un ritorno al nucleare. Tralasciando però cose di non poco conto: la maggioranza dei paesi industrializzati che attualmente dispongono di centrali nucleari ha deciso di non costruirne delle nuove; non considerava che l’uranio è una risorsa esauribile con un esauribile con un pezzo in fortissimo rialzo: dal 2001 è decuplicato a causa di un offerta limitata, forse per il raggiungimento di una sorta di “picco dell’uranio”; non considera che le risorse estraibili a costi sostenibili sono sufficienti ad alimentare solo per altri 40-50 anni la potenza attualmente installata. Chi sostiene il nucleare non dice poi nulla sui tempi di costruzione (oltre 12 anni) e sulla sua accettabilità sociale, spesso non afferma il vero sui reali costi di costruzione, di gestione e di smantellamento ( e c’è anche il problema scorie), risorse economiche che potrebbero essere coperte solo con ingenti interventi statali. Inoltre, nucleare e fonti fossili sono insindibili da instabilità geopolitica e da guerre. Per parlare dell’Italia, va ricordato che la precarietà della nostra situazione energetica - bolletta energetica nazionale sempre più elevata, crescente dipendenza dall’estero, obblighi di Kyoto che si allontanano - impone ormai scelte perentorie che sostengono tutte le tecnologie solari e altre rinnovabili (in particolare Eolico e bioenergia), unitamente all’efficienza energetica negli usi finali. Anche le strategie intese come transitorie, nell’attesa- come ripetono alcuni- che le energie pulite siano finalmente pronte, possono essere nefaste perché mettono in cantiere pesanti infrastrutture tipiche del vecchio sistema energetico centralizzato, ritardando il passaggio alla generazione distribuita e decurtando denaro privato e pubblico alle rinnovabili. Solo nel rimanere nel campo della produzione elettrica, FV ed eolico sono invece tecnologie già pronte e possono, anzi devono, ricoprire quote crescenti negli scenari energetici dei prossimi decenni. Il Fotovoltaico ha le carte in regola per dare un contributo significativo nel medio-lungo periodo al bilancio energetico Italiano. L’accusa di scarso peso è smentita dalla sua crescita a livello internazionale (40%all’anno negli ultimi 5) e, ad esempio, dal fatto che gli impianti in Baviera realizzati in solo due anni (circa 900MW), coprono già l’1% del fabbisogno del Lander. Non esiste nessuna tecnologia altrettanto rapida nel raggiungimento di tali obbiettivi, tra l’altro senza creare problemi di accettazione da parte delle comunità locali Oggi in Italia sono istallati circa 50 MWpFV, c’è quindi tantissimo da fare, ma con scelte adeguate si potranno ottenere in pochi anni risultati sorprendenti. Non è assurdo posi l’obbiettivo di coprire con il FV il 20% del fabbisogno di elettricità in circa 20-30 anni un tempo accettabile a livello energetico ( le centrali termoelettriche sono il risultato di oltre 100 anni di ricerche e di enormi investimenti. Se sorgono dubbi sugli spazi e sui costi possono essere utili queste informazioni. Dato il fabbisogno Italiano di elettricità del 2005 pari a circa 350000000MWh, potremmo produrre con 46600MWpFV un’ammontare pari a 70000000 MWh che rappresenta appunto il 20 %( o anche percentuali maggiori se si mettono in atto misure di risparmio ed efficienza). Il Territorio può essere di circa 1000 Km2 ( equivalenti ad un quadrato di circa 32,4Km di lato con moduli istallati sul terreno, oppure di circa 350 KM2 UN quadrato di circa 18,7 Kmdi lato v) con moduli istallati sui tetti. Se tali numeri sembrano enormi, ricordiamo che centrali termoelettriche e raffinerie occupano superfici di diversi KM2 ( la sola raffineria di Sannazzaro dé Burgundi occupa un area di 700ha equivalente a un quadrato di circa2,6km di lato)Il FV presenta comunque il vantaggio di poter essere istallato praticamente ovunque non richiedendo necessariamente la realizzazione di grandi centrali: già solo le superfici dei tetti delle nostre case e dei capannoni industriali potrebbero ampiamente soddisfare i nostri obbiettivi. I costi: il meccanismo di incentivazione del conto energia ha un costo ridotto per la collettività se si considera il fatto che esso permette lo sviluppo di un settore high-tech ( con creazione di posti di lavoro qualificati) e nuove entrate per l’erario che vanno a compensare i costi coperti in bolletta. Il conto energia attualmente in vigore ( in via di revisione, speriamo in meglio), per ogni 1000MWp di impianti FV porta ad un esborso annuo di circa 585 milioni di €, con 6 miliardi di € di fatturato e conseguenti entrate per il fisco per 400 milioni di €; questi spalmati sui 20 anni di durata della tariffa riducono di 20 milioni di € il costo dell’incentivazione a carico della collettività.
Se avessimo usato il denaro elargito per 14 anni alle fonti assimilate ( circa 3 mld di €/anno), si sarebbe potuto incentivare l’energia prodotta annualmente da 6000MWp FV, coprendo il 2,5% del fabbisogno elettrico. In realtà i costi della collettività saranno in diminuzione: la continua riduzione dei prezzi del FV ( già 30% in 4 anni) renderà nel futuro sempre più superflui gli incentivi. Questo è un pezzo importante del più grande puzzle chiamato sistema energetico. Va costruito da subito, senza timori, e deve entrare nelle priorità e nella visione di ogni governo.
Paolo Rocco Viscontini (Enerpoint)
e Leonardo Berlen
Tratto da” IL soletrecentosesantagradi, Newsletter mensile di ISES Italia
http://www.ilsole360gradi.it/
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domenica 25/02/2007
fonte: ERMES AMBIENTE - REGIONE EMILIA ROMAGNA
Presentato il Piano energetico regionale
Bologna, 30 gennaio 2007 - Risparmio e uso efficiente dell´energia, valorizzazione delle fonti rinnovabili, completa riconversione del parco termoelettrico, investimenti e ricerca per nuove tecnologie per l´industria, standard di riduzione dei consumi energetici e certificazione energetica degli edifici, sviluppo dei servizi di energy management: per una energia sostenibile quindi più sicura, più efficiente, più pulita, per i cittadini e le imprese. Sono questi i punti chiave del nuovo Piano energetico regionale, approvato dalla Giunta regionale e che sarà discusso a breve dall´Assemblea di viale Aldo Moro.
Il Piano è previsto dalla legge regionale 26 del 2004, la prima in Italia ad affrontare, a livello regionale, la complessità dei temi e dei problemi che confluiscono nella "questione energetica" e ad inquadrare gli interventi di competenza della Regione e degli enti locali all´interno di una programmazione. Stella polare del Piano è l´impegno di attuare in Emilia-Romagna il Protocollo di Kyoto e cioè l´accordo internazionale per ridurre le emissioni di gas responsabili dell´effetto serra. Il Piano fissa innanzitutto lo scenario degli obiettivi da perseguire in tutti i settori (dai trasporti all´industria, al residenziale, al terziario) per intraprendere la via della realizzazione degli obiettivi fissati a Kyoto, che in Emilia-Romagna significa il traguardo impegnativo del - 6% rispetto al livello emissioni del 1990. Occorre quindi tagliare, come dice il linguaggio di Kyoto, oltre 6 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 "equivalenti". Il Piano prevede stanziamenti regionali pari a circa 90 milioni di euro in tre anni per la realizzazione di interventi che riguardano il risparmio energetico e la valorizzazione delle fonti rinnovabili negli edifici, negli insediamenti produttivi e nei trasporti. La Regione proporrà un´intesa al Governo per un cofinanziamento di interventi anche in rapporto alle nuove risorse e iniziative attivate dalla Legge finanziaria.
"È necessario realizzare una grande trasformazione e una grande innovazione del sistema energetico regionale - ha sottolineato l´assessore regionale alle Attività produttive Duccio Campagnoli - che producano energia sostenibile, certificando i risultati del risparmio energetico e dell´utilizzo delle fonti rinnovabili. Per raggiungere gli obiettivi di Kyoto è anche importante che il Governo confermi i finanziamenti alle infrastrutture per la mobilità, al servizio ferroviario metropolitano e alle metrotramvie nelle città".
Il Piano prevede di affrontare i temi del fabbisogno di energia elettrica , da oggi al 2015, attraverso un uso razionale, lo sviluppo delle fonti rinnovabili (cogenerazione e microgenerazione) e interventi per la messa in sicurezza del sistema elettrico regionale anti blak out. Contemporaneamente, il Piano indica gli obiettivi di risparmio energetico: per quasi un terzo dovranno venire dal risparmio nel settore residenziale e civile, per il 40% dal settore dei trasporti mentre nell´industria, che ha già visto avviati processi di innovazione energetica, il risparmio da realizzare è del 25 per cento.
Gli interventi previsti dal Piano riguardano : - il risparmio di energia per circa un milione e settecentomila tonnellate equivalenti di petrolio (tep, unità di misura che permette di confrontare le diverse fonti di energia, quali il gas, il petrolio, l´energia elettrica ecc.), con interventi riguardanti gli edifici, l´industria, i trasporti e l´agricoltura; - la valorizzazione delle fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idroelettrico, geotermia, biomasse) per ottenere una potenza aggiuntiva pari a circa 400 mw; - la diffusione di piccoli impianti di produzione di energia legati alle esigenze dell´utenza finale (la cosiddetta "generazione distribuita" ad alta efficienza, attraverso la diffusione della tecnologia della cogenerazione del teleriscaldamento) per ottenere 600 mw di potenza aggiuntiva e per mettere il sistema in sicurezza anti blak out.
Gli strumenti previsti comprendono innanzitutto l´emanazione di nuove norme sul rendimento energetico degli edifici in Emilia-Romagna, con standard più stringenti rispetto al passato. È prevista, inoltre, la realizzazione di un sistema regionale di certificazione energetica degli edifici (simile a quanto già realizzato per gli elettrodomestici) e la promozione del progetto "calore pulito" per la utilizzazione delle caldaie a tecnologie più avanzate negli usi domestici. Il Piano energetico regionale stabilisce poi di promuovere veri e propri "piani-programma" delle Province e dei Comuni , una sorta di piani regolatori energetici, per il risparmio, l´uso razionale dell´energia e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, a cominciare dagli interventi in tutti gli edifici pubblici. È previsto, inoltre, che nei nuovi insediamenti, innanzitutto dell´edilizia residenziale pubblica , l´approvvigionamento energetico si realizzi con fonti rinnovabili e cogenerazione e che per gli interventi privati si promuovano accordi per lo stesso obiettivo. Il Piano punta poi anche sulla riqualificazione energetico-ambientale degli insediamenti produttivi , con lo sviluppo di aree definite "ecologicamente attrezzate". Infine, ribadisce l´importanza decisiva anche per l´equilibrio energetico ambientale dei grandi interventi indicati nel Piano trasporti regionale a sostituzione del trasporto su gomma con i sistemi ferroviari regionali e di metrotramvia; e guarda alla promozione di attività di ricerca applicata, allo sviluppo tecnologico, alle attività sperimentali e dimostrative, allo sviluppo di campagne informative e di programmi didattici volti a coinvolgere il mondo della scuola.
domenica 21/01/2007
Più Energie Rinnovabili nelle Piccole e Medie Imprese

Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, congiuntamente con MCC S.p.A., ha emanato il bando per le Piccole e Medie Imprese pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 12 del 16 gennaio 2007.
Bando per la promozione delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica e/o termica tramite agevolazioni alle piccole e medie imprese, ai sensi del D.M. n. 337/2000, art. 5.
Sarà ammesso un contributo pubblico sul costo di investimento - non inclusivo dell'IVA - per progetti che consentano una riduzione dei consumi di combustibili fossili attraverso interventi che prevedano il ricorso a una fonte di energia rinnovabile per la produzione di energia elettrica e/o termica.
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Impianti fotovoltaici connessi alla rete per la produzione di energia elettrica di potenza nominale complessiva compresa tra 20 kWp e 50 kWp
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Impianti eolici connessi alla rete per la produzione di energia elettrica di potenza nominale complessiva compresa tra 20 kWp e 100 kWp
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Impianti solari termici per la produzione di calore a bassa temperatura che impiegano collettori piani vetrati, sottovuoto e piani non vetrati, di superficie lorda compresa tra 50 e 500 m2, equivalenti a 35 e 350 kW
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Impianti termici a cippato o pellets da biomasse per la produzione di calore di potenza nominale compresa tra 150 e 1000 kW
Gli interventi relativi alla installazione di impianti fotovoltaici verranno finanziati, mediante la corresponsione di contributi in conto capitale, nella misura massima del 50% dei costi ammissibili per piccole e medie imprese, del 55% dei costi ammissibili per piccole e medie imprese,
Gli interventi relativi all’installazione di impianti eolici, impianti solari termici per la produzione di calore a bassa temperatura e impianti termici a biomasse verranno finanziati, mediante la corresponsione di contributi in conto capitale, nella misura massima del 30% del costo ammissibile.
Per Saperne di più e scaricare il Bando e la Modulistica:
Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
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biomasse
La conferenza di Kyoto ha posto una seria ipoteca sulle politiche ambientali dei Paesi firmatari, che si sono formalmente impegnati a sviluppare politiche energetiche in grado di ripristinare entro il 2012 il livello dei gas serra a una quota del 5% inferiore a quella del 1990. In questo quadro e nell'ambito delle fonti rinnovabili di energia le biomasse stanno assumendo un crescente interesse per la loro maggiore capacità intrinseca di tutelare il clima (ciclo del carbonio: emissioni in fase di combustione, ma cattura di CO2 in fase di coltivazione o di ripristino/crescita della superficie forestale) e per la loro diffusione a livello mondiale. Tra le fonti rinnovabili di energia le biomasse hanno il vantaggio di richiedere una tecnologia relativamente semplice, efficiente ed economica e una scalabilità di impianto in grado di adattarsi a ogni esigenza. Dal punto di vista ambientale l'unico fattore inquinante che l'uso delle biomasse non può ridurre (ma neppure aggravare rispetto alle fonti tradizionali di energia) è l'emissione di ossidi di azoto (NOx). Per il resto, con le nuove caldaie ad alta efficienza energetica e a temperature inferiori ai 1.000 C, le altre emissioni inquinanti (zolfo, polveri, furani, diossine) sono irrilevanti.
Criteri per un uso corrretto delle biomasse Gli impianti a biomassa offrono sicuri vantaggi ambientali, e sociali, purchè siano rispettati certi criteri: 1. Dimensioni e tipologia di impianti. Sono preferibili i piccoli impianti di teleriscaldamento (da 0,5 a qualche MW) in quanto garantiscono: - massima efficienza nell'uso energetico delle biomasse - scala adeguata ai fabbisogni di una comunità rurale e gestibile direttamente dalla comunità (ad esempio in Alto Adige alcuni impianti sono gestiti da consorzi o cooperative in cui partecipano il Comune insieme a operatori economici locali e a tutti gli utenti privati) - approvvigionamento esclusivamente locale della materia prima 2. Forme di approvvigionamento. In un progetto di energia da biomasse infatti la logistica è un fattore cruciale per la sostenibilità, in quanto è una fonte energetica che richiede: - prelievo (dove? da quali attività? con quali garanzie di sostenibilità?) - trasporto (consumi energetici) - stoccaggio 3. Tipo di giacimento di biomassa che si intende utilizzare (decisivo per la valutazione economica e per l'ampiezza di benefici): - boschi di montagna in prossimità del luogo di utilizzo - colture erbacee energetiche - residui da potature o da altre attività agricole (che di solito finiscono bruciati a cielo aperto) - residui da segherie locali (legno non trattato)
Biomasse forestali e difesa dell'assetto del territorio L'uso della legna da ardere come esclusiva fonte di energia, connesso a impianti altamente inefficienti (vecchie stufe, camini…) aveva provocato in passato una pressione talvolta eccessiva sulle risorse forestali. Non è certo il caso di oggi, quando addirittura assistiamo a un abbandono delle aree boschive e a una ricopertura progressiva dei prati-pascoli montani. Anzi le biomasse, a certe condizioni, portano un vantaggio che nessun'altra fonte energetica rinnovabile può garantire: la difesa dell'assetto idrogeologico del territorio. La montagna appenninica ad esempio è ricoperta in prevalenza da cedui invecchiati (in Toscana l'85% dei boschi). Boschi abbandonati, con soprassuoli deboli, che hanno favorito in diverse zone l'instabilità dei versanti, la perdita di regimazione dei piccoli corsi d'acqua e quindi l'aumento dei fenomeni alluvionali. Tutti fenomeni che un'attività forestale rispettosa della natura potrebbe contrastare, a condizione il bosco offra occcasioni di reddito (tra cui il prelievo di legna da ardere). I benefici che possono derivare da un uso energetico delle biomasse connesso al recupero delle attività forestali in montagna sono: 1. maggiore autonomia ed efficienza nei consumi energetici di territori montani svantaggiati, soprattutto frazioni o aree isolate, in cui il trasporto e lo sviluppo delle reti di fonti tradizionali presenta costi unitari particolarmente elevati; 2. riduzione di emissioni di gas climalteranti: (dipende da forme di approvvigionamento e da distanza) 3. difesa del suolo, maggior funzionalità delle superfici boscate ai fini dell'erosione, aumento dei tempi di corrivazione con conseguente attenuazione dei fenomeni alluvionali e riduzione dei costi sociali derivanti dalle calamità naturali 4. sviluppo della fruizione turistica del bosco con evidenti ricadute anche di tipo economico per la zona interessata): 5. sviluppo di attività e occupazione nella filiera agrosilvicola tramite l'utilizzo produttivo ed energetico di materia prima locale. Questi obiettivi avranno molta più efficacia se sostenuti da una politica pubblica forestale, che garantisca: - criteri di selvicoltura sostenibile negli interventi di taglio e di esbosco, obiettivi di difesa del suolo e rispetto dei vincoli paesistici nei piani di rimboschimento - coerenza degli interventi con gli altri settori della pianificazione territoriale, - sviluppo di incentivi e di azioni promozionali (es. green public procurement - politiche di marchio locale.) che consentano il coinvolgimento di privati e di aziende specializzate nella filiera bosco-energia per costruire nuove occasioni di reddito e nuovi posti di lavoro.
Colture erbacee da energia Vengono definite colture erbacee da energia le specie vegetali coltivate a ciclo annuale o poliennale, il cui prodotto, direttamente o sottoposto a uno o più processi di trasformazione industriale, sia in grado di fornire energia attraverso processi di combustione. Le specie utilizzate a tale scopo sono l'Arundo, il Miscanthus, il Cynara spp., il sorgo e il kenaf. Di tali specie sono ancora in via di definizione, nelle nostre condizioni, le tecniche colturali (Ceccarini e Angelini., 1999; Angelini et al., 1994), il miglioramento genetico necessario, la potenzialità energetica (Foti e Cosentino, 2001) e l'impatto ambientale.
Short Rotation Forestry Con il termine Short Rotation Forestry (S.R.F.) si intende la coltivazione, per la produzione di biomassa, di specie forestali a rapido accrescimento (pioppi, salici, robinia, ontano, eucalipto, ecc.) che, impiantate con un elevato grado di fittezza e gestite con idonee tecniche colturali, vengono raccolte con cicli di taglio assai più frequenti rispetto alle utilizzazioni tradizionali di prodotto legnoso (ITABIA, 1999). Mentre nei paesi del nord-Europa questa tecnica è già largamente diffusa (Gustavsson et al., 1995), nel nostro paese l'interesse per la selvicoltura a breve rotazione è ancora oggi in fase poco più che sperimentale. Esistono comunque alcune sperimentazioni nella caratterizzazione agronomico-organizzativa a livello aziendale e sulle pratiche di coltivazione (Schenone, 1996, Bonari, 2001). Maggiori conoscenze sono necessarie nelle caratterizzazioni della scelta dell'ambiente idoneo a tali colture (Cannel, 1989), nella scelta delle specie, nelle considerazioni da fare durante le fasi di impianto e coltivazione (Balsari e Airoldi, 1999), nell'impatto ambientale (Bonari, 2001), nonchè negli aspetti paesaggistici e economici.
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