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DECRESCITA Minimize
Un piccolo gruppo di cittadini coscienti e impegnati può cambiare il mondo, non ne dubitate. Nient'altro, a dire il vero, ha mai potuto farlo.
                                                                                             (Margaret Mead)
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La Decrescità - Monday, February 25, 2008

                             LA DECRESCITA

La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere il sapere dalle tradizioni; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio con il sorpassato; il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquisto non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La Decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le speci viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci meglio.

 

                                                                                               Maurizio Pallante

 

Cosa è il PIL - Monday, February 25, 2008

Cosa sono il Pil e la crescita? [Maurizio Pallante]

"Se si percorre una strada in auto si consuma benzina, cioè una merce, e cresce il Pil e quindi teoricamente il benessere sociale. Se per lo stesso tratto si va più piano perché ci sono curve, si consuma più benzina, e aumenta ancora di più il Pil. Quindi se si sta in coda per un'ora cresce il benessere. Viceversa se nell'orto di casa si autoproducono e si mangiano i propri pomodori, si fa diminuire il Pil, per cui paradossalmente i pomodori autoprodotti diminuiscono il benessere sociale. Questa è la crescita"

 

IL PROGRESSO - Monday, February 25, 2008

Chiodi e Giardinieri

Di Serge Latouche

 

Il progresso non coincide in nessun modo con lo sviluppo, scriveva più di trentenni fa Pier Paolo Pasolini. Oggi registriamo dati molto chiari: il rapporto Living Placet del 2006 del WWF ci dice che nel 2050 ci occorreranno due pianeti per procurare le risorse rinnovabili (cibo, legna e acqua). Il rapporto Stern dice che nel 2050 i cambiamenti climatici avranno effetti catastrofici dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Il rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia ci ricorda che tra cinque anni entreranno in crisi i giacimenti petroliferi di Russia, Usa e Messico. Intanto in Francia, in vista delle prossime elezioni presidenziali, è stato preparato un contratto per l’ambiente e tutti gli schieramenti politici lo hanno firmato. Si tratta di un contratto costruito su cinque punti fondamentali e l’inasprimento della tassa sul carbone è la misura più impegnativa. Ma i programmi politici annunciati sono poi accomunati da un altro aspetto importante: la «crescita». E allora la sensazione è quella di predicare nel deserto quando si dice che dobbiamo uscire dalla crescita e organizzare un’altra società. Tale dichiarazione appare blasfema e la crescita assolutamente sacra. Quanto alla Decrescita, siamo di fronte ad un concetto a uno slogan? Credo che la decrescita non sia un concetto, ma uno slogan che vuole provocare.

Sarebbe più corretto parlare di«a-crescita», perché si deve considerare che la crescita è l’aspetto fondamentale sul quale la religione dell’economia pone l’accento da molti anni. «crescere per crescere»: questo è il fine della società occidentale. Consumo, produzione, lavoro, profitto: abbiamo dimenticato la gioia di vivere, i nostri veri bisogni, la vita.

Appare urgente inventare un altro modo di vivere, per quella che potremmo chiamare società della decrescita. Il sistema industriale ha creato tanta miseria e il desiderio di uscire da questo sistema è stato chiamato in diversi modi: socialismo associazionismo, economia sociale. Ora c’è la società della decrescita. Possiamo vederla come una società autonoma con le proprie leggi che rappresenta una contrapposizione alla società dello sviluppo, quella dei «gloriosi anni trenta», quando gli economisti potevano parlare senza essere contraddetti dai«circuiti virtuosi dell’economia». Che però, con il passare degl’anni, sono diventati perversi e allora la crescita economica, l’accumulazione del capitale, la concorrenza senza pietà hanno prodotto la crescita senza limiti delle disuguaglianze e il saccheggio sfrenato della natura. La natura e i popoli del sud del mondo hanno pagato amaramente la nostra crescita folle, soprattutto i popoli che non condividono l’idea di controllo della natura ad opera dell’uomo. Il circuito virtuoso della società della decrescita, come detto in altre occasioni, non può essere un programma politico, ma un modello concreto, un sogno possibile. Più semplicemente un circuito virtuoso dove le tappe si legano l’una all’altra: sono ormai note otto«R»[Rivalutare,ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare e riciclare], di cui abbiamo già parlato anche su Carta. Abbiamo nelle nostre teste un martello economico e se in testa hai un martello,la cosa più spontanea che ti viene in mente sono solo i chiodi. I chiodi sono i verbi produrre,lavorare, sfruttare sempre di più la natura, la tecnologia e la modernità. Per cambiare i valori e l’immaginario, non bisogna essere un guerriero, ma un buon giardiniere armato di pazienza, lentezza, reciprocità, altruismo, certamente non dell’odio. Attualmente i media che tipo di valori propongono? Non certo quelli della società della decrescita: non può esserci un risultato immediato, il processo sarà lungo.

Ma sarà  «per amore o per forza»

 

                                                                                              Tratto da Carta N°7

 


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 Decrescita Felice: Maurizo Pallante Minimize
Care losche e tristi acque in bottiglia di plastica

di Maurizio Pallante

Alla fine dell'Ottocento, quando mia nonna era bambina, la sua famiglia viveva in una casa in cui non c'era l'acqua corrente, come in quasi tutte le case. Cosi ogni giorno dovevano andare a prenderla alla fontana nella piazzetta vicina. La vedo con gli occhi dell'immaginazione scendere le scale insieme a sua madre o sua sorella cariche di brocche e secchi, fare un piccolo tratto di strada, mettersi in coda chiacchierando con le altre donne e le altre bambine in attesa del loro turno, tornare a casa portando a braccia i recipienti pieni. Una vita faticosa e dura.

 

Oggi, dopo piu di cento anni di progresso, nei supermercati le persone riempiono i carrelli di bottiglie di plastica piene d'acqua, le scaricano nei portabagagli delle automobili con cui le portano fino alle loro abitazioni, le scaricano dai portabagagli e le portano a braccia in casa. Proprio come faceva mia nonna. Ma con sei differenze rispetto a lei.

 

1. Mia nonna era costretta a fare la fatica di portare a braccia l'acqua in casa. La sua non era una scelta. Oggi le persone che fanno questa fatica, non vi sono costrette. La loro e una scelta. E il passaggio dalla costrizione alla liberta di scelta e un progresso, baby!

 

2. Mia nonna per portare l'acqua a casa doveva soltanto scendere le scale e fare un breve tratto di strada a piedi. Oggi le persone per coprire il tragitto casa - supermercato - casa usano l'automobile. Impiegano piu tempo, hanno costi di trasporto e consumano fonti fossili, che emettono CO2, ossidi di azoto (NOx) e polveri sottili (pm 10), incrementando l'effetto serra e inquinando l'aria. Ma andare in automobile invece che a piedi e un progresso, baby!

 

3. L'acqua che portava a casa mia nonna era attinta dalla falda idrica sottostante; l'acqua in bottiglia che si porta a casa oggi dai supermercati viene da centinaia, o migliaia di chilometri di distanza. Ha un costo di trasporto e consuma fonti fossili, che emettono CO2, ossidi di azoto (Nox) e polveri sottili (pm 10), incrementando l'effetto serra e inquinando l'aria. Ma l'estensione dei mercati e un progresso, baby!

 

4. I recipienti di metallo con cui mia nonna trasportava l'acqua erano sempre gli stessi; quelli utilizzati oggi sono di polietilene tereftalato (PET) monouso. Per produrli si e consumato petrolio in un'industria petrolchimica (2 kg. di petrolio per kg. di plastica); si e consumato gasolio per trasportarli dall'industria petrolchimica allo stabilimento dove e stata imbottigliata l'acqua; altro gasolio si consumera per portarli dalle abitazioni ai cassonetti della raccolta differenziata e di qui a. Al consorzio obbligatorio Replastic? Alla discarica? All'inceneritore? Ogni trasporto delle bottiglie di plastica ha comportato un costo e un consumo di fonti fossili, che emettono CO2, ossidi di azoto (Nox) e polveri sottili (pm 10), incrementando l'effetto serra e inquinando l'aria. Ma l'economia di mercato e l'industria sono un progresso, baby!

 

5. La produzione di un chilogrammo di PET richiede 17,5 chilogrammi di acqua e rilascia in atmosfera 40 grammi di idrocarburi, 25 grammi di ossidi di zolfo, 18 grammi di monossido di carbonio e 2,3 chilogrammi di anidride carbonica (Paul Mc Rande, The green guide, in State of the world 2004, Edizioni Ambiente, Milano 2004, pagg. 136-137). Poiche una bottiglia in PET da 1,5 litri pesa 35 grammi, con un chilo di PET se ne fanno 30. Pertanto, per trasportare 45 litri d'acqua se ne consuma quasi la meta. A mia nonna poteva caderne qualche goccia per strada se riempiva troppo i suoi recipienti. Quanto all'emissione di gas, al massimo qualche volta sotto lo sforzo poteva rilasciare qualche scorreggetta.

 

6. L'acqua che portava in casa mia nonna non costava nulla, l'acqua in bottiglie di plastica costa da 2 a 4,5 euro alla confezione di 6 bottiglie da 1,5 litri (prezzi di novembre 2004). In realta il costo effettivo dell'acqua contenuta nelle bottiglie e solo l'1 per cento del costo di produzione totale, mentre l'imballaggio ne assorbe il 60 per cento. Ma si puo spendere di piu solo se si e piu ricchi e la crescita della ricchezza e un progresso, baby!

 

Rispetto ai tempi di mia nonna, per fare la stessa fatica e avere la stessa utilita ci vuole piu tempo, si inquina molto mentre prima non si inquinava affatto e si paga mentre prima non si pagava. Il contributo alla crescita del prodotto interno lordo dato dalla produzione e dal commercio delle acque in bottiglia ha comportato un peggioramento della qualita della vita individuale e della qualita ambientale. Questo e il progresso, baby?

 

Quanto paga e quanto inquina in un anno una persona che consuma acqua in bottiglie di plastica nella misura di 1 litro al giorno?

 

Trecentosessantacinque litri corrispondono a poco piu di 40 confezioni da 6 bottiglie di 1,5 litri (240 bottiglie). Ai prezzi attuali il costo va da 80 a 180 euro all'anno.

 

Per trasportare 15 tonnellate, che corrispondono a 10.000 bottiglie d'acqua da 1,5 litri, un camion consuma 1 litro di gasolio ogni 4 km (25 litri ogni 100 km). Ipotizzando una percorrenza media di 1.000 km, tra andata e ritorno (l'acqua altissima e purissima che va dall'Alto Adige alla Sicilia ne percorre molti di piu), il consumo di gasolio ammonta a 250 litri, ovvero 250.000 cm3 che, divisi per 10.000 bottiglie corrispondono a 25 cm3 di gasolio per bottiglia. Moltiplicando 25 cm3 per 240 si deduce che il consumo giornaliero pro-capite di 1 litro di acqua in bottiglia comporta un consumo di 6 litri di gasolio all'anno. A questi 6 litri di gasolio vanno aggiunti:

- i consumi di petrolio per produrre le bottiglie di plastica (8 kg per 240 bottiglie);

- i consumi di gasolio dei camion che trasportano le bottiglie di plastica vuote dalla fabbrica che le produce all'azienda che imbottiglia l'acqua e dei camion della nettezza urbana che le trasportano dai cassonetti agli impianti di smaltimento;

- i consumi di benzina degli acquirenti nei tragitti casa - supermercato - casa e casa - cassonetti - casa.

Ipotizziamo quindi che il consumo annuo totale di combustibili fossili pro-capite di una persona che compri l'acqua in bottiglie di plastica sia di almeno di 8 litri di gasolio/benzina oltre gli 8 kg di petrolio.

 

Una famiglia di quattro persone spende quindi ogni anno da 320 a 720 euro e fa bruciare almeno 32 litri di combustibili fossili per bere acqua in bottiglie di plastica invece dell'acqua potabile che sgorga dal rubinetto di casa. Evidentemente pensa di ottenere vantaggi superiori ai costi economici che sostiene e ai danni ecologici che genera. Dal punto di vista chimico e batteriologico questi vantaggi non ci sono. Dal punto di vista organolettico possono esserci se l'acqua distribuita dall'acquedotto e troppo clorata. Ma per toglierle il sapore del cloro e sufficiente scaraffarla con un po' di anticipo, o utilizzare appositi filtri che con un costo molto minore, senza fatica ne perdite di tempo consentono di eliminarlo.

 

In realta il costo dell'acqua minerale in bottiglia comprende anche il costo delle frottole che si bevono insieme ad essa. Una di queste acque, secondo la pubblicita fa digerire tutto. Non c'e indigestione o ingordigia che tenga. Piu ne bevi e piu digerisci. Una fa fare tanta pipi (come tutte le acque; piu ne bevi e piu ne fai, anche con quella del rubinetto). Una ha un effetto collaterale sorprendente: risveglia il desiderio erotico. Una e fatta con energia verde al cento per cento. Ammesso che un'energia senza impatto ambientale esista, anche la plastica della bottiglia e di energia verde, anche il gasolio necessario a trasportarla? Un'altra e altissima (embe?) e purissima (vorrei vedere.). Una si pubblicizza facendo fare una pernacchia a una particella di sodio che poi se la ride da sola. Una e di qualita trasparente (ci mancherebbe anche che fosse torbida.). Una a volte fornisce l'apporto di calcio necessario a prevenire l'osteoporosi nella terza eta, a volte e utile nella prevenzione della calcolosi perche e povera di calcio. Insomma solo se si beve di tutto si puo scegliere di bere l'acqua in bottiglia.

 

Se invece non si beve di tutto e al posto dell'acqua in bottiglia si beve l'acqua del rubinetto, si ottiene un risparmio economico che comporta una diminuzione dell'inquinamento ambientale e un miglioramento della qualita della vita individuale. E una decrescita del prodotto interno lordo in conseguenza della diminuzione non solo della domanda di acqua in bottiglia, ma anche dei prodotti petroliferi utilizzati in tutte le fasi della produzione e del trasporto.

 

Cio disturba non solo le industrie che imbottigliano e vendono acqua minerale, le aziende di trasporti e le industrie petrolchimiche, ma anche i ministri delle finanze perche riduce il gettito dell'IVA sulle vendite di acqua in bottiglia e delle accise sui carburanti che si consumano per produrle e trasportarle; gli altri ministri perche di conseguenza si riducono gli stanziamenti dei loro bilanci; i sindaci e i presidenti delle aziende municipalizzate, o consorzi, o S.p.A. a prevalente capitale pubblico per la gestione dei rifiuti perche diminuiscono gli introiti delle discariche e degli inceneritori; i gestori di reti di teleriscaldamento alimentate da inceneritori, perche devono rimpiazzare la carenza di combustibile derivante da rifiuti (che ritirano a pagamento) con gasolio (che devono comprare).

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