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La Bioarchitettura tende alla conciliazione ed integrazione delle attività e dei comportamenti umani con le preesistenze ambientali ed i fenomeni naturali, al fine di realizzare un miglioramento della qualità della vita attuale e futura.
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Una casa Non di Bioarchitettura ma a basso consumo:

TRATTO DA: La Repubblica .it  - di Simona Poli

Si costruisce in meno di un mese, consuma pochissimo, produce da sola l´acqua calda e non ha bisogno dell´intervento né di un idraulico né di un imbianchino. E´ la casa del futuro, la Smarthouse, nome inglese ma costruttore italianissimo, anzi toscanissimo, il Gruppo Mabo di Bibbiena, guidato da Roberto Falsini, che ha stabilimenti anche a Frosinone, Torino, Novellara e Corsalone. La Smart è l´ultima nata in un´azienda che da quasi quarant´anni lavora nel settore dell´edilizia prefabbricata commerciale, industriale e civile occupandosi di ricerca e sperimentazione di nuovi materiali a risparmio energetico. Ieri per la prima volta la Smarthouse è stata mostrata in pubblico, anche se solo sulla carta, nel polo universitario di viale Morgagni in un convegno organizzato dall´ateneo di Firenze a cui partecipava anche il presidente della Regione Claudio Martini. Il modello della casa a basso consumo parte da una ricerca avviata nel nord Europa, in Olanda e Danimarca soprattutto dove il problema del risparmio energetico è molto più sentito che in Italia.

Il Gruppo Mabo ha "adattato" il modello alle esigenze nostrane, al punto da arrivare a produrre a livello industriale un guscio unico pronto per l´uso che all´esterno possa essere modificato, abbellito, ornato e infiocchettato secondo il gusto personale del padrone di casa. Le caratteristiche però sono identiche per ogni Smarthouse: ingresso con guardaroba, grande zona giorno con finestra scorrevole orientata a sud, cucina-pranzo illuminata da camini di luce proiettata dall´alto, due camere di 15 metri quadri, due bagni e uno studio. Sul fronte nord molte aperture da cui far entrare la luce con vetri tripli per non disperdere calore. C´è la possibilità di aggiungere un piano interrato, collegato con una scala al resto della casa. L´impianto è questo, uguale per tutte le Smart, sia le case singole che le villette a schiera, uniche due possibilità di realizzazione finora previste. Antisismiche e termicamente isolate dall´esterno, le casette smart sono in grado di mantenersi da sole. L´acqua calda è prodotta da pannelli solari che alimentano un boiler e nel tetto è inserita una copertura fotovoltaica quasi invisibile dall´esterno e quindi a basso impatto ambientale. A Firenze ieri è stata mostrata la cosiddetta "passive-haus, ossia la costruzione a massimo risparmio energetico consigliata per i climi non freddi come quello toscano e capace di consumare meno di 15 kilowattore per metro quadro all´anno. «In ogni caso», spiegano alla Mabo, «le nostre case sono tutte in classe A, contro una media attuale di edifici in classe G».

L´involucro termico, la copertura di legno che rimane visibile sul tetto delle camere da letto, i vetri isolanti, l´impianto che produce sia il caldo che il freddo, il ricambio dell´aria affidato a un sistema di ventilazione meccanica per evitare perdite di calore, i collettori solari e i pannelli fotovoltaici sono gli strumenti per risparmiare energia e, se possibile, produrne in eccesso rispetto ai consumi per venderla sul mercato. Un vantaggio doppio, insomma.

Sembra che la Smart sia anche facile da montare. Un mese in tutto, tra mura e finiture, col vantaggio di non dover chiamare idraulici ed elettricisti a completare gli impianti, che sono integrati nei pannelli che vengono realizzati a livello industriale. In pratica come in un gioco di costruzioni è tutto già predisposto, i tubi e i cavi sono dentro ai muri ed ogni casetta è predisposta per la domotica (le informazioni sono sul sito www.maboprefabbricati.com). «Stiamo lavorando da diciotto mesi insieme all´università di Firenze sul tema del risparmio energetico», racconta l´architetto Roberto Falsini, presidente del Gruppo Mabo. «Ora che la legislazione va sempre più in questa direzione possiamo dire che noi siamo pronti. Smarthouse è un proposta assolutamente innovativa ma tra le altre novità vorrei citare anche i nostri edifici che producono energia grazie alla nuova copertura Zenit Sole. Prodotti che mi rendono orgoglioso come imprenditore e come uomo che vive in una società dove il problema dell´energia è oggi centrale».

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Casa di paglia

 

“Case di paglia? Ma non ti hanno mai raccontato la favola dei Tre Porcellini?”. Tutti conoscono la storiella nella quale si racconta che la casa di paglia viene spazzata via con un soffio dal lupo cattivo. Quello che non molti ricordano è il vero finale della storia: il lupo aspetta pazientemente davanti alla casa di mattoni finché non arriva un terremoto, che fa crollare anche quella.

Come dire: nessun materiale è perfetto, e se siamo così abituati a costruire in laterizio, non significa che gli altri materiali siano da disprezzare. Deve aver pensato qualcosa del genere anche Stefano Soldati, titolare dell’azienda agricola La Boa, quando ha affrontato la ristrutturazione della sua casa a due piani a Pramaggiore di Portogruaro. Costruita in laterizio di pessima qualità, la vecchia casa soffriva di notevoli problemi di umidità e le fondazioni erano continuamente esposte al rischio di inondazioni, data la vicinanza di un canale che tracima ogni anno. Secondo l’architetto incaricato alla progettazione, una ristrutturazione era praticamente impossibile: più economico e più sicuro demolire tutto e ricostruire su nuove fondazioni.
Perché la paglia È stato a quel punto che Stefano ha pensato alle case in balle di paglia costruite da Barbara Jones, architetta britannica conosciuta tempo addietro durante un workshop. Stefano, da permacultore accorto, ha cercato di valutare vantaggi e svantaggi dell’uso della paglia per la sua casa. I vantaggi sono sembrati subito evidenti: le balle di paglia sono un materiale molto economico, altamente isolante sia dai rumori (isolamento acustico) sia dal freddo e dal caldo (isolamento termico), resistente alle vibrazioni sismiche, ecocompatibile, ecosostenibile e “traspirante”, in quanto non intrappola l’umidità dentro l’edificio, distribuendola uniformemente nell’ambiente.
Inoltre, se il progetto è eseguito accuratamente, la costruzione di una casa in balle di paglia è realizzabile anche con manodopera non specializzata. In altre parole, è possibile riunire un gruppo di persone inesperte, formarle lì per lì e cominciare a costruire i muri in mezza giornata.
L’ideale per organizzare proprio uno dei workshop di cui Barbara Jones è ormai un’esperta internazionale. I rischi Con questa idea in mente, Stefano si è consultato col suo architetto, che ha subito valutato i possibili svantaggi della paglia. Il rischio di incendi, il primo che viene in mente, è assolutamente pari (se non minore, in certi casi) a quello di qualsiasi altro materiale, per via dell’intonaco e dell’estremo grado di compressione della paglia, che riducono l’ossigeno libero necessario per la combustione. Anche la resistenza statica è assolutamente sufficiente, presentando, tra l’altro, il vantaggio di una maggiore elasticità rispetto ad altri materiali come il cemento, i mattoni o la pietra, risultando quindi meno pericolosa in caso di terremoti o cedimenti del terreno. La paglia sembra però un materiale facilmente degradabile: quanto durerà una casa costruita in paglia? Nessuno lo sa con esattezza, ma sicuramente può durare almeno un secolo, in quanto esistono case in paglia costruite da più di cento anni che godono di ottima salute, e che probabilmente continueranno ad esistere per molti anni ancora. Una pressa di paglia, infatti, non è altro che fibra compressa, che assume quindi le stesse caratteristiche del legno.
L’importante è osservare bene, in fase di progettazione e di costruzione, alcuni accorgimenti fondamentali volti soprattutto ad evitare i ristagni di umidità tra la paglia e gli altri materiali impiegati. Ciò che più sorprende di una casa in paglia è che l’aspetto finale può essere assolutamente indistinguibile da una normale casa in muratura. Nessuna preoccupazione, quindi, dal punto di vista estetico. Ottenere i permessi Come ottenere il permesso a costruire? In realtà la normativa italiana non impone l’uso di questo o quel materiale, ma stabilisce che le caratteristiche della costruzione rispondano ad alcuni requisiti prestazionali di staticità, resistenza al fuoco ed agli agenti atmosferici, nonché di salubrità. Si tratta, dunque, di compilare le relative schede con le caratteristiche del materiale che s’intenere i relativi permessi. In questo modo la costruzione non differisce molto da una normale casa cnde usare a firma di un tecnico abilitato, il quale stilerà anche l’apposita dichiarazione di conformità del progetto. Superate le prime perplessità, l’architetto propose una struttura portante in legno, non strettamente necessaria dal punto di vista strutturale, ma probabilmente indispensabile per poter otteon struttura portante in legno, in cui si è scelta la paglia come materiale di tamponatura.
Il metodo caldeggiato da Barbara Jones consiste, invece, nell’usare le balle di paglia giustapposte in modo tale da creare una muratura autoportante ma, per la normativa italiana, risulta estremamente difficile farsi approvare un siffatto progetto, o almeno nessuno fino ad ora ci ha provato. Costruzione collettiva Affidata la realizzazione della struttura e la costruzione del tetto ad una ditta specializzata, Stefano ha quindi organizzato un corso internazionale di cinque giorni con Barbara Jones, che si è tenuto lo scorso settembre, al quale hanno partecipato 25 persone, mentre amici, parenti e woofers si occupavano della cucina e della logistica. L’entusiasmo di partecipare ad un corso fuori dal comune si è avvertito subito, appena ci siamo seduti in cerchio tutti insieme, italiani e stranieri, impiegati e agricoltori, architetti e... curiosi. È stata un po’ l’euforia di lavorare con un materiale così strano, leggero e caldo al tatto, apparentemente inconsistente e in realtà così resistente, ed è stata soprattutto la bravura di Barbara e la sua metodologia, che ci hanno permesso di lavorare come una squadra ben affiatata, nonostante le differenze linguistiche e la totale inesperienza.
La giornata lavorativa cominciava sedendosi in cerchio e dedicando un po’ di tempo alla condivisione di qualsiasi pensiero si sentisse il bisogno di esprimere: problemi pratici, stati d’animo, dubbi sul modo di procedere, ecc. Poi venivano formati dei gruppi di cinque persone, cercando di cambiare il più possibile compagni di lavoro di giorno in giorno. Ad ogni gruppo veniva affidato un compito, che Barbara s’incaricava di spiegare a livello teorico e pratico, quindi la giornata procedeva serena e operosa. L’entusiasmo cresceva man mano che si notava la velocità con la quale si riesce a tirare su un muro in balle di paglia. Non sono mancate regolari pause per il tè, per scaricare un po’ del fervore dovuto all’attività fisica, per riprendere il lavoro con rinnovata energia. L’attività principale consisteva nel posizionare le balle di paglia una sopra l’altra, proprio come fossero enormi mattoni. Quando c’erano spazi irregolari da riempire, ad esempio tra l’ultima balla del corso e la colonna portante di legno, si doveva modellare una balla su misura. Per fare questo si è usato uno speciale ago per presse di paglia, con cui si riesce ad infilare la corda nel punto desiderato. La nuova corda viene annodata e la vecchia corda tagliata, ottenendo così una balla più piccola e sagomata all’uopo. Terminati i muri, si sono allineate le presse con il “persuasore”, un enorme martello in legno, lavorando in sincronia all’esterno e all’interno su entrambe le facce del muro.
Alla fine della giornata lavorativa, ci si riuniva di nuovo in cerchio per discutere di come erano andate le cose, sollevare problemi, suggerire soluzioni, condividere i pensieri positivi o negativi che ci avevano accompagnato. Ogni sera, dopo cena, Barbara teneva una lezione teorica sui vari aspetti della costruzione: dalle fondazioni agli infissi, dall’intonacatura con terra cruda ai problemi derivanti dall’uso congiunto di altri materiali.
Nonostante il duro lavoro svolto durante il giorno, tutti seguivano con attenzione le lezioni, tradotte simultaneamente da alcuni volontari ...

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Airchanger

Il nuovo sistema ecologico di scambiatore di calore

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I ricambi d’aria hanno un ruolo chiave nel realizzare una sana climatizzazione degli ambienti specialmente ora che nelle nostre case sono stati introdotti molti nuovi materiali che rilasciano sostanze dannose. Anche l’inquietante problematica del radon èsuperabile solo con una adeguata ventilazione .
Il sistema di condizionamento basato sull’airchanger contiene una tecnologia di basso costo sia dei componenti già prodotti per altri scopi, che di assemblaggio. In particolare lo scambiatore di calore utilizza una tecnologia
innovativa (anch’essa brevettata dalla novaengineering) particolarmente economica e efficiente (gestisce anche l’umidità) e che consente dispositivi compatti.


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COSA,  INTENDIAMO PER BIOARCHITETTURA.

Si definisce Bioarchitettura la disciplina progettuale che attua e presuppone un atteggiamento ecologicamente corretto nei confronti dell’ecosistema ambientale. In una visione caratterizzata dalla più ampia interdisciplinarietà e da un utilizzo razionale e ottimale delle risorse. La Bioarchitettura tende alla conciliazione ed integrazione delle attività e dei comportamenti umani con le preesistenze ambientali ed i fenomeni naturali. Ciò al fine di realizzare un generalizzato miglioramento degli standard qualitativi della vita attuale e futura.

La novità programmatica della Bioarchitettura non risiede nella specificità delle singole discipline, quanto nel loro collegamento in una prospettiva capace di rivoluzionare la stessa percezione della qualità architettonica. Non si tratta di nuovo modello formale o semplice sommatoria di “tecnologie verdi”; obbliga, infatti, a guardarsi intorno, a scoprire con rinnovata sensibilità la continuità con la storia, le tradizioni, il paesaggio, da affrontare attraverso le nuove consapevolezze dell’eco-sostenibilità e della bio-compatibilità.

                                                                         Tratto da www.bioarchitettura.it

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