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AGRICOLTURA NO-FOOD
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Agricoltura no Food
La scarsità di dati non consente di fare una valutazione
sull’impatto ambientale che le colture no-food hanno sul territorio Italiano. Secondo dati tutt’altro che certi si evince che a fronte di
circa 13 milioni di ettari di superficie agricola solo una estensione di poco
superiore al milione di ettari è destinata a colture esclusivamente non
alimentari. Purtroppo queste colture non sempre sono rispettose
dell’ambiente, anzi, come è ampiamente dimostrato , anche a livello mondiale,
alcune di esse sono estremamente onerose ed addirittura pericolose. Pensiamo
all’impatto che ha e continua ad avere il cotone, considerato il peggior
disastro ambientale del novecento, basti pensare al lago Aral,(situato alla
frontiera tra l'Uzbekistan nel territorio della
repubblica autonoma del Karakalpakstan e il Kazakistan) sparito dalle carte
geografiche perché prosciugato dalle piantagioni di cotone, che nell’immediato
dopo-guerra sostituirono quelle di canapa, inquinando altresì il terreno
circostante da l’uso incontrollato di pesticidi. Anche il Lino non può essere
considerata coltura ecocompatibile, per la grande quantità di anticrittogamici
e acqua che essa comporta. Ma anche la produzione di Mais, molto sviluppata in
Italia, sia come pianta di uso
alimentare che per produzione di biomassa, ha un pesantissimo impatto sul
terreno, infatti, è noto il suo enorme assorbimento d’acqua, specialmente nei
mesi caldi (Luglio e Agosto) dove si consumano circa 3000 m³ per ettaro, con la
conseguenza che nel Nord Italia le falde acquifere sono scese di 100 metri in pochi anni,
mentre l’apporto aggiuntivo di tonnellate di azoto la rendono una coltura
troppo dirompente per il terreno. Ma, non tutte le piante no-food sono cosi catastrofiche per
il territorio, al contrario, alcune
arricchiscono il terreno anziché impoverirlo. La Canapa, per esempio, è
pianta ammendante nutrendo la terra lasciando in essa più biomassa di quella
raccolta, ha una scarsa esigenza idrica e una stupenda capacità di disinquinare
i terreni rimuovendo i minerali pesanti, inoltre molto adatta per produzione di
biomassa (pellet) e fibra.Un’altra importante caratteristica della canapa è la
sua produttività. E' una delle piante più produttive in massa vegetale di tutta
la zona temperata: una coltivazione della durata di tre mesi e mezzo produce
una biomassa quattro volte maggiore di quella prodotta dalla stessa superficie
di bosco in un anno. Anche la ginestra,il rosmarino, il ginepro, protagoniste
di sperimentazione sono piante eccellenti, perché spontanee e adatte ai nostri
climi. Le pioppete necessitano di un apporto di sostanze inquinanti
minime essendo cedue, poi, garantiscono un alto apporto d’azoto dalle foglie
che vengono perse stagionalmente, oltre che di materia organica. Le pioppete
sono inoltre dei veri e propri boschi, preziosi polmoni verdi. In linea generale, quindi, invece di sviluppare colture che
richiedono grandi sforzi in termini energetici, acqua, pesticidi, concimi
chimici e ultimamente O.G.M., avrebbe più senso concentrarsi su quelle in grado
di risolvere problemi davvero importanti, lubrificanti verdi, pellet per
combustione, biocombustibili e per ultimo ma non meno importante la produzione
di ossigeno, contribuendo in tal modo a diminuire la co² che immettiamo in
atmosfera, avvicinandoci in modo naturale alla quota di emissione alla quale
l’Italia si è impegnata, firmando nel 1997 il Protocollo di Kioto
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No OGM - Tuesday, March 04, 2008
Ogm infestanti
Tratto da www.vasonline.it
ROMA, 4 MARZO
Le popolazioni ibride
possono sfuggire ai comuni metodi di controllo e evolversi in super infestanti
negli agro-ecosistemi, eliminando totalmente la vegetazione naturale già
preesistente e con essa tutti gli organismi legata a essa. Queste parole sono
state comunicate in una nota della Fondazione Diritti Genetici: ''Un gruppo di ricercatori dell'Agriculture
and agri food Canada (Aafc) - si legge - e' riuscito a dimostrare che i transgeni
di colza geneticamente modificata, si trasferiscono nel pool genetico della
parentale selvatica e che i tratti di resistenza persistono nelle generazioni
successive per un periodo di almeno sei anni''. Pubblicato sul numero di
marzo della rivista Molecular Ecology ''questo
studio - prosegue la nota - fa luce sulle conseguenze derivanti dal fenomeno
dell'ibridazione: uno dopo l'altro si dimostrano fondati i dubbi espressi sulla
sicurezza delle piante geneticamente modificate. D'ora in poi - conclude - sara'
difficile sostenere che la formazione di ibridi tra colture OGM e parentali selvatiche
e' un evento non molto frequente''.
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MASTER_BI COME PACCIAMANTE - Friday, February 15, 2008
Lunedì 4 Febbraio 2008, presso la scuola superiore agraria,
Ignazio Calvi di Finale Emilia, si è tenuta una conferenza su nuovi materiali
pacciamanti biodegradabili. Il materiale usato per fare il telo è il MATER-BI, e in
questo caso lo produce la
Novamont nata nel 1989 dal Montedison e in seguito separata
nel 1996. La
Novamont appunto, lavora le fonti rinnovabili, per poi trasformarle
in “plastiche” biodegradabili (MATER-BI). La biodegradazione non è una semplice distruzione del
materiale, ma anzi, perché sia detto biodegradabile, un materiale deve
sottostare a tre punti fondamentali:
1. Completa
disintegrazione
2. Completa
biodegradabilità
3. Nessuna
influenza negativa sulla qualità del compost.
Si sono svolte ricerche con
l’obbiettivo di trovare nuovi materiali pacciamanti ecologici, efficaci contro
le piante infestanti. Il controllo delle infestanti si
riferisce alla resistenza meccanica che ha il telo, più questo è forte, meno
piante infestanti crescono. La precocità delle colture invece
si “guarda” in Kg, maggiore è la quantità di prodotto pronto prima del dovuto,
maggiore è la precocità. Ecco a confronto 3 tipi di telo
pacciamante, in materiali diversi:
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P.E. (POLIETILENE)
Ha uno spessore di 0,04 mm
Ha un buon controllo delle
infestanti
Ha una buona resistenza meccanica
Ha un basso costo
Non è degradabile
COSTI: 1,39 €/Kg 0,063 €/mq 375 €/ettaro
73 € per la rimozione
36 € per lo smaltimento
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MATER-BI
Il suo spessore può variare da 0,012 a 0,015 mm
Ha una buona resistenza meccanica
Ha una buona elasticità
Ha una buona resistenza agli
agenti atmosferici
Degrada prima nella parte sotto
il terreno
Completamente biodegradabile (a
parte la manichetta di plastica)
COSTI: 5,50 €/kg
- Per un telo 0,012mm: 0,079 €/mq 474 €/ettaro
- Per un telo 0,015mm: 0,1 €/mq 600 €/ettaro
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ECOPAC (CARTA)
Discreta resistenza agli agenti
atmosferici
Non perfetta aderenza
Buon contenimento delle
infestanti
Non ha una buona azione
precocizzante
Non è elastico
Completamente biodegradabile
COSTI: 1,55 €/kg 0,172 €/mq 1032 €/ettaro
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UN'APE SU TRE GIA' MORTA - Wednesday, January 30, 2008
Coltivazioni
a rischio
Le api muoiono, come già si sapeva da un po' di tempo. Ma una breve analisi dei dati forniti dall'Apat [Agenzia per la protezione dell'ambiente e i servizi tecnici del ministero dell’ambiente] parlano di un vero e proprio disastro che interessa tutta Europa, con una perdita media tra il trenta e il cinquanta per cento del patrimonio di api. Nel 2007 si sono persi più di duecentomila alveari solo in Italia. Causa delle morie sono l’inquinamento dell’acqua e dei pascoli, i cambiamenti climatici el’utilizzo di fitofarmaci per l’agricoltura, che causano un progressivo indebolimento delle difese immunitariedelle api. Il problema, però, non interessa solo gli apicoltori, ma tutto il mondo agricolo, dato che si registrano gravi perdite per l'insufficiente impollinazìone delle piante. Secondo Coldiretti, infatti, l'ottanta per cento delle coltivazioni impollinate dipende dal lavoro degli insetti, ed interessa in larga misura la produzione di frutta, di ortaggi come pomodori e zucchine, di olio da girasole e soia, ma anche le colture foraggiere per l'alimentazione degli animali da carne e le colture orticole da seme, come cavolo e cipolla.
Tratto da :www.carta.org
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Contenitori per l’agricoltura - Sunday, December 23, 2007Contenitori per l’agricoltura dagli scarti
della lavorazione dei “Pomodori”
Da quest’anno il pomodoro non sarà più solo protagonista nella nostra cucina mediterranea, ma sarà anche la base per la creazione di un
nuovo materiale biodegradabile.Tre ricercatori del CNR di Pozzuoli hanno infatti creato un
prodotto a base di sostanze di origine marina o agricola (polisaccaridi),
rinforzati con fibre provenienti dalla lavorazione dei pomodori (scarti),
ottenendo così contenitori completamente biodegradabili, da utilizzare per la
coltivazione cosiddetta “tray plant”. Questo tipo di agricoltura usata per quasi tutti i prodotti dell’orto
e anche vivaistici, consiste nel far ingrossare le piante in particolari contenitori
di polistirolo da 15 fori contenenti un substrato costituito principalmente da
torba bionda fibrosa. In inverno le piante che sono in riposo vegetativo, sono
tolte dai contenitori di polistirolo e con tutto il suo strato e le foglie più
giovani, sono poste in terra e portate a crescita. L’idea di questi ricercatori porterebbe alla sostituzione di
questi contenitori non riciclabili, con quelli biodegradabili che rimarrebbero
attorno alla pianta al momento della posa
in terra e col passare del tempo grazie agli attacchi della flora
microbica e alla pressione in crescita delle radici, porterebbero alla
degradazione del contenitore nel giro di poche settimane.
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Il Processo di compostaggio
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Il Processo di compostaggio
Il compostaggio è una tecnica attraverso la quale viene
controllato, accelerato e migliorato il processo naturale a cui va incontro
qualsiasi sostanza organica per effetto della flora microbica naturalmente
presente nell'ambiente. Si tratta di un "processo aerobico di
decomposizione biologica della sostanza organica che avviene in condizioni
controllate (Keener et al., 1993) che permette di ottenere un prodotto
biologicamente stabile in cui la componente organica presenta un elevato grado
di evoluzione"; la ricchezza in humus, in flora microbica attiva e in
microelementi fa del compost un ottimo prodotto, adatto ai più svariati
impieghi agronomici, dal florovivaismo alle colture praticate in pieno campo.
Il processo di compostaggio si compone essenzialmente in due fasi:
- bio-ossidazione, nella
quale si ha l'igienizzazione della massa: è questa la fase attiva (nota
anche come high rate, active composting time), caratterizzata da intensi
processi di degradazione delle componenti organiche più facilmente
degradabili
- maturazione, durante la
quale il prodotto si stabilizza arricchendosi di molecole umiche: si
tratta della fase di cura (nota come curing phase), caratterizzata da
processi di trasformazione della sostanza organica la cui massima
espressione è la formazione di sostanze umiche.
Il processo di compostaggio può riguardare matrici
organiche di rifiuti preselezionati (quali la frazione organica raccolta dei
rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata o i residui organici delle
attività agro-industriali) per la produzione di un ammendante compostato da
impiegare in agricoltura o nelle attività di florovivaismo, noto come
"Compost di qualità".
Nel caso di trattamento dei rifiuti indifferenziati per il recupero della
frazione organica tramite compostaggio, questi vengono avviati a sistemi di
trattamento meccanico-biologico per la produzione della Frazione Organica
Stabilizzata (FOS) da impiegare in usi diversi non agricoli, quali l'impiego
per attività paesaggistiche e di ripristino ambientale (es. recupero di ex
cave), o per la copertura giornaliera delle discariche.
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Nasce la Rete italiana sull'agrobiodiversità!
L'11 novembre a Scandicci presso l'azienda agricola Poggio
al vento si è riunito il Comitato Promotore (AIAB, Archeologia arborea, Civiltà
Contadina, Consorzio della Quarantina, Crocevia) per la fondazione della Rete
Semi Rurali. Si tratta di un nuovo soggetto associativo che avrà lo scopo di
mettere in relazione associazioni, gruppi locali attivi sul tema della
biodiversità agricola. In Italia sono sempre di più le regioni che si dotano di
leggi per valorizzare e proteggere la biodiversità agricola, ma le varietà
continuano a restare nelle banche o nelle università senza che gli agricoltori
siano coinvolti attivamente. Le reti di conservazione e sicurezza, istituite in
diverse regioni, sono restate sulla carta e non sono messe in pratica. C’è,
perciò, bisogno di un lavoro sul territorio in grado di coinvolgere gli
agricoltori, senza dimenticare la cosiddetta società civile sempre più attenta
a questi temi. Per far questo è importante aver chiaro a quale modello agricolo
la Rete si
rivolge e a quali sono gli agricoltori di riferimento. Parlare di sementi
adatte al territorio, vuol dire, infatti, parlare di agricoltura locale o
familiare, realizzata spesso in quelle zone marginali, come, ad esempio, le
tante montagne e colline che compongono l’ossatura del nostro paese. In questo
humus culturale vuole lavorare la
Rete, diventando un tessuto connettivo che aiuta e supporta
le diverse realtà locali e nazionali già attive.
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Bella Sorpresa ......
Oggi percorrendo la strada che da San Felice porta a Camposanto mi sono imbattuto in una serie di cartelli, quelli tipici che mettono i contadini, nei pressi della loro abitazione, con l’intento di vendere i loro prodotti evitando di passare per quei miseri ladri strangolatori dei commercianti all’ingrosso. Questa iniziativa merita di essere presa in considerazione, non fosse altro per l’impegno e la caparbietà cui dedicano risorse ed energie. Nella fattispecie, i cartelli indicavano «Allevamento con macellazione e spaccio aziendale a privati» la cosa ha stuzzicato la mia curiosità, sono entrato, per vedere di cosa si trattava, ho percorso il breve tratto che separa la strada dallo Spaccio, sono entrato e meraviglie delle meraviglie all’interno, oltre che per la cortesia dei proprietari mi ha colpito la pulizia, l’illuminazione perfetta e la cura nei minimi particolari nella sistemazione della merce sul banco pieno di ogni ben di Dio, di tutto quello che col maiale si può fare, mi sono detto: questo è il paese di Bengodi! A risvegliarmi da sogni mangerecci è stata la voce gentilissima della proprietaria, che, suppongo assieme al marito, hanno intrapreso quest’avventura, la quale mi ha spiegato che lo spaccio si basa tutto sul proprio allevamento, la lavorazione è a circuito chiuso dalla nascita del maiale, all’ingrasso, alla macellazione fino alla vendita finale. Il tutto per garantire un prodotto di qualità, fresco e ad un prezzo concorrenziale rispetto alla grande distribuzione. Accipicchia, dimenticavo nello spaccio si vendono, anche formaggi, ovviamente non di loro produzione ma credo di produttori medi e piccoli. Comunque bando ai discorsi prolissi e noiosi, invito tutti a provare, almeno una volta, se non altro per cambiare, gustando, spero quei sapori raffinati che solo un buon suino può dare. Oibò dimenticavo la cosa più importante, cioè l’indirizzo che di seguito vado a darvi:
Azienda Agricola Rossi
Via per San Felice 91 Camposanto MO
E-mail:marcorossi135@tin.it
Tel. 3392790055
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